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Olbia, conosciuta in tutto il mondo come porta della Costa Smeralda si presenta come una città moderna e piena di vita.
Negli ultimi 30 anni ha conosciuto uno sviluppo sempre in costante aumento dovuto al clima mite, alla sua bellezza naturale, alla sua industria,specie turistica che ha portato gente da tutto il mondo a mettere su casa e attività in città.
La città si trova in un ampio golfo naturale incastonato da due isole, Tavolara e Molara.
Siccome Olbìa della Gallia risulta essere stata fondata dalla grande città greca di Marsiglia, noi riteniamo che, fra le varie stirpi greche, siano stati propri i Marsigliesi a fondare anche Olbìa della Sardegna. Questi infatti, nei loro traffici marittimi che li legavano alla madrepatria Focea, sulla costa egea dell'Asia Minore, e alla Grecia in generale, dovevano provare un grande interesse ad avere in Olbia della Sardegna un punto di appoggio, sia in vista del passaggio, nel momento più opportuno, del burrascoso stretto di Bonifacio, sia per una navigazione che seguisse la costa orientale della Sardegna, nel medesimo modo e per lo stesso motivo per cui i loro compatrioti Focesi avevano fondato la loro colonia di Alalia (o Aleria) sulla costa orientale della Corsica. Non solo, ma i Marsigliesi dovevano provare interesse ad avere un punto di appoggio nel sito della odierna Olbia anche come «mercato» per lo scambio delle merci con i Sardi.
Siccome Olbia della Gallia era stata fondata dai Marsigliesi attorno al 575 a. C. ed Alalia attorno al 565, si può legittimamente supporre che Olbia della Sardegna sia stata da loro fondata nel decennio 560-550 a. C. Però lo stanziamento dei Greci ad Olbia durò soltanto qualche decennio, per il fatto che di certo fu spazzato via dalla seconda spedizione di conquista fatta nell'Isola dai Cartaginesi, subito dopo il 509/508 a. C., data del primo famoso trattato fra Cartagine e Roma, che assegnava la Sardegna come zona di espansione alla città punica (cfr. OPSE 18, 65, 113). In ogni modo il nome greco della città si conservò anche durante la dominazione cartaginese della Sardegna e si conservò pure dopo che l'Isola, finita la II guerra punica, passò sotto il dominio di Roma (202 a. C.). Le notizie storiche che parlano di Olbia in epoca romana sono numerose, soprattutto per la ragione che il principale porto che anche allora collegava la Sardegna alla penisola era proprio quello di Olbia.
Il toponimo greco quasi certamente si era adattato alla fonetica della lingua sardiana o protosarda, dando luogo ad Ulbia (forma realmente documentata) ed *Ulpia. Da quest'ultima forma sono probabilmente derivati gli antroponimi latini Ulpius ed Ulpianus. In linea di fatto in iscrizioni romane rinvenute in Sardegna risultano documentati i seguenti personaggi: Ulpia Matrona; C. Ulpius Severus; M. Ulpius M. f. Theopompus; M. Ulpius Victor (ILSard 77, 221, 279; ANRW B 177).
Nel suo trattato sopra l'agricoltura Varrone (De re rustica, I,16,2) scrive che «Molti terreni fertili non conviene coltivarli a causa delle depredazioni dei vicini, come alcuni in Sardegna che sono presso Oeliem». Questo toponimo é giudicato corrotto da molti studiosi e noi riteniamo che possa essere emendato in Olbiam e che per razziatori "vicini" debbano essere intesi i Còrsi della Gallura, i Balari dell'Anglona e gli Iliensi dell'altipiano di Buddusò e della Barbagia (cfr. UNS 125-126)
Noi dunque riteniamo del tutto degna di fede la antica tradizione letteraria che fa Olbia fondata dai Greci. D'altra parte siamo del parere che non si possa dubitare per nulla del fatto che il sito di Olbia fosse stato occupato in epoca molto più antica già dai Protosardi. Lo dimostra all'evidenza innanzi tutto il fatto che il territorio olbiense é molto ricco di monumenti e resti nuragici - ad es. il pozzo sacro che si trova entro la cerchia urbana, nel cortile del cosiddetto "Portico", il pozzo sacro di sa Testa ed inoltre il santuario fortificato di Cabu Abbas -, in secondo luogo la circostanza che ai Nuragici non poteva sfuggire l'enorme importanza della baia di Olbia come insenatura difesa dai venti e quindi adattissima alla navigazione, alla pesca ed alla estrazione del sale. Inoltre noi riteniamo di aver dimostrato come fatto molto probabile che Olbia - o, meglio, il centro nuragico che l'ha preceduta - fosse addirittura la capitale dei Feaci di cui parla a lungo l'Odissea, cioé la città di Alcino e di Nausica, dove - con un racconto fondamentalmente poetico ed anche mitico, ma non per questo del tutto privo di notazioni reali - sarebbe arrivato come naufrago Ulisse e dove avrebbe raccontato le sue peripezie sul mare e da cui finalmente sarebbe salpato per raggiungere la tanto sospirata Itaca (cfr. UNS).
D'altra parte si può pensare che la fondazione fatta dai Greci e da loro chiamata Olbìa non fosse esattamente nel sito della odierna città, ma fosse un poco distante, in qualche altro punto dell'ampia baia; nella lunga riva di questa baia infatti esistevano numerosi altri punti che godevano - suppergiù - degli accennati grandi vantaggi per eventuali nuovi coloni. Oppure si può ipotizzare il fatto opposto: che la città sardiana fosse nel sito poco distante, a sud-ovest, ora chiamato Pasána, toponimo in virtù del quale si può ragionevolmente supporre che il nome originario della città sardiana fosse Phausiana o Phausiáne (vedi Pausania)
Durante il Medioevo e l'età moderna Olbia conobbe numerosi periodi di decadimento ed anche di scomparsa pressoché totale come effetto di tre cause concomitanti: le continue e feroci incursioni dei pirati saraceni, il prevalere della infezione malarica nell'intera zona e l'interramento più o meno totale dell'imboccatura della baia conseguente al deposito di detriti del fiume Padrozanu
In questo modo e per questi motivi si spiega come Olbia abbia perso la sua denominazione originaria ed abbia acquisito prima quella oscura di Phausiana, dopo quella di Civita, quella di Terra Nova, quella di Terranova Pausania (vedi), fino a recuperare nel 1939 il suo nome classico di Olbia. In questo stesso modo e per questi stessi motivi si spiega come Olbia abbia ad un certo punto cessato di essere il capoluogo della diocesi a vantaggio di Tempio. (estratto dall'Appendice del II vol. del Dizionario della Lingua Sarda - fraseologico ed etimologico, E. Gasperini, Cagliari, di imminente pubblicazione)








